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DECRESCITA E CAMBIAMENTI CLIMATICI
Inserito il 15/01/2008

Risorse energetiche e decrescita

 

DECRESCITA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

 

Si riaffaccia l’esigenza del nucleare, e nel dibattito che ne scaturisce  continuiamo ad avvitarci su un problema  (in verità un falso problema): se sia o no conveniente e sicuro l’uso dell’energia atomica.

(Sembra proprio la discussione su la “questione meridionale”).

E’ falso problema, perché alla base della discussione vi sono due precise considerazioni, o convinzioni che si tenta di conciliare: che bisogna continuare a crescere economicamente e quindi occorre energia , anzi che ne occorre sempre di più sia ai paesi industrializzati sia ai paesi emergenti, affamati di sviluppo, e che i combustibili fossili sono i veri responsabili ormai accertati del cambiamento climatico per effetto serra. Da eliminarne progressivamente l’uso, dunque.

 

  Ecco quindi che ci si affanna a dimostrare le ragioni del no o del si per il ritorno, almeno in Italia, della produzione di energia nucleare, considerata da molti settori “energia pulita”. La stessa fatica si spreca in verità anche per l’uso dell’eolico. Per lo sfruttamento dell’energia solare, invece, tutti sono d’accordo nell’affermarne l’uso incondizionato. Anzi, in prima linea si trovano le ditte produttrici di pannelli solari, sempre più numerose e concorrenziali sul mercato mondiale. Hanno naturalmente fiutato il grosso affare.

 

  Ebbene, ma è proprio necessario far crescere l’ economia (e quindi la produzione di energia), anche quella dei paesi emergenti, oppure quest’ultima è in effetti la vera responsabile dell’effetto serra  e, soprattutto, della erosione delle risorse naturali? L’esauribilità delle risorse naturali, in effetti , è l’altro problema grosso, collegato strettamente a quello delle risorse energetiche.

 

Le ragioni degli industriali che sostengono le energie alternative sono comprensibili, quelle invece di molti ecologisti (associazioni e partiti politici) che si affannano su i vari piani energetici che puntano su le energie rinnovabili (oppure del nucleare) sono, anche se molto spesso avanzate in buona fede, inaccettabili. E’ vero che si afferma tra l’altro che bisogna ridurre i consumi rendendoli più efficienti o puntare su l’efficienza tecnologica, ma la preoccupazione principale è quella di perseguire lo sviluppo rendendolo magari più sostenibile. Anzi, sembra proprio che vi sia l’illusione, sempre più forte, di coniugare crescita e lotta ai cambiamenti climatici, per cui la produzione di energia è preoccupazione principale di tanti, di destra e di sinistra che siano.

 

Rimasi perplesso, infatti, di come un funzionario del settore ecologia a cui esponevo la pericolosità per l’avifauna delle pale eoliche in area Sic, mi rispondeva scandalizzato. Secondo lui noi ecologisti si preferiva far rimanere la gente al buio piuttosto che vedere morta una poiana, colpita da una pala.

 

  In realtà è necessaria una rivoluzione culturale di grande respiro. Copernicana si potrebbe definirla. Se si vuole veramente “riconciliare economia, uomo e ambiente”, occorre perseguire la decrescita della produzione e dei consumi nonché, è scontato, della popolazione umana. Decrescita, naturalmente, vuol dire “lavorare, produrre, spendere e consumare meno rispetto al modello ultraconsumista”. Un modello, la decrescita,  che si oppone dunque a quello che vede nell’aumento del Pil la unica strada da perseguire. E, come afferma Latouch, che reclama “ il progresso della bellezza delle città e dei paesaggi, il progresso della purezza delle falde freatiche che ci forniscono l’acqua potabile, di avere fiumi trasparenti e oceani puliti; si tratta di esigere un miglioramento dell’aria che respiriamo e del sapore dei cibi che mangiamo”.

 

Decrescita è dunque lottare per avere più verde, tutelare la fauna e la flora selvatiche, il patrimonio naturale e culturale, ovvero la biodiversità del pianeta, contro la crescita della produzione, dei consumi, dei rifiuti.

 

 I nostri sforzi non devono quindi puntare principalmente su la sola necessità di queste fonti rinnovabili, su queste tecnologie efficaci, le quali possono spingere all’aumento dei consumi attraverso il cosiddetto effetto “rimbalzo”. Occorre innanzi tutto porre al centro l’esigenza di considerare la decrescita il nuovo modello da perseguire. E, rimanendo scontata la posizione favorevole alle fonti rinnovabili, che devono sostituire i combustibili fossili, e l’avversione al nucleare, sono le associazioni ecologiste che devono farsi portatrici di questa rivoluzione epocale e, superando un dibattito divenuto sterile, devono porre al centro di tutto l’esigenza di considerare l’ecologia il vero modello della politica.

 

Come sarebbe utile, ad esempio, se un nuovo Piano Energetico Nazionale – l’attuale è ormai vecchio di 20 anni -  prevedesse come primo punto la decrescita. Sarebbe non solo il primo al mondo, ma anche un made in Italy originale e creativo.

  

 

15.01.07

Paolo Abbate

VAS CAMPANIA

perilcilento@yahoo.it

 




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