Campagna VAS: “ SALVIAMO LE EDICOLE SACRE NAPOLETANE”
L’operazione
“Saviamo le edicole sacre” a Napoli è cominciata quasi per caso, girando con il
naso sempre all’insù, in cerca di cose belle, o semplicemente curiose, da
censire nelle vie e vicoli della Napoli
antica.
E, detto tra parentesi, camminare così per la città è spesso causa
di particolare fastidio per la cattiva abitudine dei cinofili di portare a
spasso i propri amici e non rimediare in qualche modo ai naturali bisogni dei
medesimi, come se la “fatta” di fido non fosse altrettanto antigenica di quella
dei loro padroni.
Passavo, dunque, da vicolo Limoncello in cerca di qualche resto
dell’antica chiesetta di S. Gennaro a Spogliamorti (della quale ci informa
Aspreno Galante nella sua “Guida Sacra” del 1872), quando ho scorto, tra i
panni stesi di un balcone, una nicchia nel muro con un affresco illeggibile,
una lampada rotta pendente e vasi con fiori di plastica anneriti sul piccolo
davanzale. Era un’edicola antica abbandonata. Così dimenticata da tanto tempo
da non comparire neppure in un censimento accurato dell’edicole napoletane del
1979.
“Che andate
cercando?” – ha subito chiesto la signora affacciata al balcone di fronte, con
quella
diffidenza che
sempre distingue gli abitanti dei vicoli quando uno sconosciuto si aggira
curiosando nei paraggi.
“Le
Madonne” – ho subito risposto, tranquillizzandola. Anzi, la signora,
inorgoglita
dell’attenzione
che uno “straniero” dedicava a quell’affresco, mi ha raccontato che quella
Madonna era abbandonata da decenni dopo la scomparsa dei curatori che la
tenevano pulita e illuminata dalla luce votiva di giorno e di notte. Mi
raccontò anche che la lampada spenta si riaccese improvvisamente durante il
terremoto del 1980. Quanta paura e danni seguirono in quel giorno! Ma, come si
vede, anche fatti prodigiosi.
Da allora ho cominciato a girare i quartieri
della Napoli greco-romana in cerca di edicole da salvare. Ricerca da cui è
scaturita, come primo risultato, una mostra-dossier di 150 foto di “cappellucce”, allestita nella prima
festa VAS della Biodiversità, tenuta dal 4 al 7 ottobre del 2001 sugli spalti
del Maschio Angioino. Mostra ripetuta a novembre nella piazza dl Gesù, e
accolta da grande interesse dalla gente, perché le edicole sono parte integrante,
familiare si potrebbe dire, dell’arredo urbano del Centro antico napoletano.
Se è vero, infatti, che a Roma, Firenze,
Genova e altre città, anche straniere, sono presenti manifestazioni analoghe di
devozione popolare, a Napoli queste “minuscole cappelle private” hanno una
diffusione “esagerata”, sparse come sono in ogni via, piazza, fondaco dei
quartieri più popolari. E la devozione per queste edicole è ancora sentita:
tanto è vero che è usanza radicata che i fiori ricevuti in dono dagli sposi vengano
offerti alle sacre immagini di strada. E’ così che in maggio e giugno questi
altarini fioriscono di mazzi e cestini coloratissimi e profumati.
Dunque, la devozione è un sentimento molto
diffuso e sentito a Napoli: ma è , in verità, un atto di venerazione in cui il
sentimento religioso c’entra spesso solo indirettamente. Almeno questo è il
convincimento di un viaggiatore inglese del primo Settecento: George Berkrley.
Costui, in una lettera da Napoli del 1717, scrive all’amico Pope – non senza
una certa ironia – che la devozione era il passatempo principale dei
napoletani. “Sparano fuochi d’artificio – egli scrive – ogni settimana per
devozione; le strade sono spesso decorate con arazzi per devozione; e, cosa
ancora più strana, le signore invitano a casa i gentiluomini e li intrattengono
con musica e dolci per devozione; in breve, se non fosse per la devozione degli
abitanti, Napoli avrebbe ben poco di
cui vantarsi oltre l’aria e la posizione”.
Comunque sia, questa peculiare devozione ha
prodotto un’arte cosidetta minore, ma non per questo meno importante per il suo
carattere storico e antropologico. Queste “cappellucce” rivestono, pertanto,
una tale importanza che il loro abbandono non può rimanere alla fase di una semplice denuncia, anche se
necessaria e significativa come approccio al problema, ma meritano di essere
salvate al più presto possibile, considerando il degrado, spesso irriversibile,
a cui sono oramai sottoposte.
Questo patrimonio è estremamente vulnerabile
per diverse ragioni. Primo, perché non tutelate come bene culturale; secondo,
perché danneggiate da saccheggi sistematici; infine perché i necessari restauri
vengono effettuati in modo maldestro. Furti e danneggiamenti li abbiamo
verificati un po’ dappertutto e in special modo su quelle edicole più antiche
che custodiscono icone particolarmente venerate. In queste edicole vengono
sottratti i quadri, colonne e lastre di marmo, statue, decorazioni, candelabri,
statuette delle anime purganti e ex voto d’argento (caso strano, questi
caratteristici ex voto anatomici si ritrovano in vendita in molti negozi di
rigattieri).
La ricerca, con la relativa raccolta dati,
era dunque la prima, importante, fase del problema. E’ seguita, quindi, anche
la fase di denuncia ai giornali cittadini e alle istituzioni competenti, quale
ministero e comune. Anzi, la minoranza comunale, facendo proprie le denunce e
le proposte da noi sollevate, ha avanzato subito dopo una interrogazione,
sollecitando un “censimento e restauro contro corrosione e vandali”. Ma, come dicevamo,
accontentarsi e sentirsi appagati di questi risultati ci sembra inutile e in
certo qual modo anche frustrante. Occorre quindi andare avanti nella ricerca
della soluzione del problema. E, spesso, la soluzione è talmente semplice da
sembrare ovvia o impossibile. O meglio, si potrebbe quasi dire che la soluzione non viene colta proprio perché (è un
atrroce dubbio che ci perseguita) altrimenti le emergenze non potrebbero essere
più lamentate, deprecate e oggetto di
promesse, specialmente nelle scadenze elettorali.
Non ci siamo, dunque, esauriti ad
aspettare la soluzione da altri, ma
siamo partiti “dal basso”, constatando che ancora oggi i devoti fondano edicole
o promuovono restauri per “grazia ricevuta” o in ricordo di cari defunti.
Bastava quindi ricercare questi committenti nel quartiere stesso, che fossero interessati a sponsorizzare il
ricupero di una antica edicola abbandonata, e, nel contempo chiedere il
patrocinio della circoscrizione che, sebbene sprovvista di deleghe e quindi
“squattrinata”, è, o dovrebbe essere, più attenta ai problemi del territorio.
Questo approccio al problema era semplice e
giusto e la soluzione si è dunque avvicinata, anche se dopo molti mal di pancia
procurati dal rapporto con la ciscoscrizione e la soprintendenza.
E da dove si doveva partire se non
dall’edicola di vicolo Limoncello? Ottenuti il patrocinio e i permessi
necessari e tovato lo sponsor, abbiamo avviato il restauro dell’affresco che ha
restituito, sotto gli strati di sporco e di un cattivo restauro precedente (del
1823), una Madonna in trono con
S.Nicola di Bari e S.Antonio di Padova del 1749. Anche in “quei cupi budelli”,
che sono ancor oggi i vicoli della Napoli antica, si nascondono dunque opere di
un certo valore artistico e storico. Questo affresco fu voluto certamente dal
proprietario del palazzo signorile che dava sul decumano superiore, oggi via
Anticaglia, per devozione ma anche per illuminare con le lampade votive il
vicolo Limoncello di notte. Idea che fu ripresa alla grande dal famoso frate domenicano
Padre Rocco nel 1770, che pose con il cosenso del re Ferdinando più di mille
immmagini della Madonna e di crocifissi nei punti a rischio di aggressioni dei
quartieri di Napoli.
Il restauro dell’edicola sacra nel suo
complesso è stato, dunque, promosso e seguito dall’associazione Vas con il
patrocinio della circoscrizione S.Lorenzo-Vicaria. Le spese dell’intervento
sono state sostenute dai figli dei signori Raffaele e Silvia Abbate, che hanno
voluto ricordare in tal modo i propri
genitori defunti.
Per l’inaugurazione, avvenuta il 15 giugno,
tutto il vicolo si è movimentato. Umberto, famoso devoto a tutte le madonne, e
che conserva nel suo laboratorio di presepi l’immagine della Madonna dell’Arco
accanto a quella di Che Guevara, ha pulito ed addobbato il vicolo con i fiori
portati dai devoti, e la signora del balcone ha comprato il lumino da attaccare
al suo contatore. Il giorno dell’inaugurazione sono venuti il prete a benedire
e il presidente della circoscrizione a fare il suo comizietto su l’importanza
della cultura per riscattare il quartiere dal degrado.
Adesso ci aspettiamo che si facciano avanti
nuovi sponsor, attratti anche dalla legge sul mecenatismo che consente di
dedurre dalle tasse le spese di operazioni culturali, per estendere il ricupero
alle altre edicole abbandonate, che abbiamo censito nella nostra ricerca.