VAS Campania Associazione Verdi Ambiente e Società - Sezione Campania - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale


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CAMPAGNA VASALVARTE
Inserito il 14/07/2002

“ SALVIAMO LE EDICOLE SACRE” Campagna VAS

      Campagna VAS: “ SALVIAMO LE EDICOLE SACRE NAPOLETANE”

 

 

 L’operazione “Saviamo le edicole sacre” a Napoli è cominciata quasi per caso, girando con il naso sempre all’insù, in cerca di cose belle, o semplicemente curiose, da censire  nelle vie e vicoli della Napoli antica.

 E, detto tra parentesi, camminare così per la città è spesso causa di particolare fastidio per la cattiva abitudine dei cinofili di portare a spasso i propri amici e non rimediare in qualche modo ai naturali bisogni dei medesimi, come se la “fatta” di fido non fosse altrettanto antigenica di quella dei loro  padroni.

 Passavo, dunque, da vicolo Limoncello in cerca di qualche resto dell’antica chiesetta di S. Gennaro a Spogliamorti (della quale ci informa Aspreno Galante nella sua “Guida Sacra” del 1872), quando ho scorto, tra i panni stesi di un balcone, una nicchia nel muro con un affresco illeggibile, una lampada rotta pendente e vasi con fiori di plastica anneriti sul piccolo davanzale. Era un’edicola antica abbandonata. Così dimenticata da tanto tempo da non comparire neppure in un censimento accurato dell’edicole napoletane del 1979.

“Che andate cercando?” – ha subito chiesto la signora affacciata al balcone di fronte, con quella

diffidenza che sempre distingue gli abitanti dei vicoli quando uno sconosciuto si aggira curiosando nei paraggi.

 “Le  Madonne” – ho subito risposto, tranquillizzandola. Anzi, la signora, inorgoglita

dell’attenzione che uno “straniero” dedicava a quell’affresco, mi ha raccontato che quella Madonna era abbandonata da decenni dopo la scomparsa dei curatori che la tenevano pulita e illuminata dalla luce votiva di giorno e di notte. Mi raccontò anche che la lampada spenta si riaccese improvvisamente durante il terremoto del 1980. Quanta paura e danni seguirono in quel giorno! Ma, come si vede, anche fatti prodigiosi.

 Da allora ho cominciato a girare i quartieri della Napoli greco-romana in cerca di edicole da salvare. Ricerca da cui è scaturita, come primo risultato, una mostra-dossier di 150 foto  di “cappellucce”, allestita nella prima festa VAS della Biodiversità, tenuta dal 4 al 7 ottobre del 2001 sugli spalti del Maschio Angioino. Mostra ripetuta a novembre nella piazza dl Gesù, e accolta da grande interesse dalla gente, perché le edicole sono parte integrante, familiare si potrebbe dire, dell’arredo urbano del Centro antico napoletano.

 Se è vero, infatti, che a Roma, Firenze, Genova e altre città, anche straniere, sono presenti manifestazioni analoghe di devozione popolare, a Napoli queste “minuscole cappelle private” hanno una diffusione “esagerata”, sparse come sono in ogni via, piazza, fondaco dei quartieri più popolari. E la devozione per queste edicole è ancora sentita: tanto è vero che è usanza radicata che i fiori ricevuti in dono dagli sposi vengano offerti alle sacre immagini di strada. E’ così che in maggio e giugno questi altarini fioriscono di mazzi e cestini coloratissimi e profumati.

 Dunque, la devozione è un sentimento molto diffuso e sentito a Napoli: ma è , in verità, un atto di venerazione in cui il sentimento religioso c’entra spesso solo indirettamente. Almeno questo è il convincimento di un viaggiatore inglese del primo Settecento: George Berkrley. Costui, in una lettera da Napoli del 1717, scrive all’amico Pope – non senza una certa ironia – che la devozione era il passatempo principale dei napoletani. “Sparano fuochi d’artificio – egli scrive – ogni settimana per devozione; le strade sono spesso decorate con arazzi per devozione; e, cosa ancora più strana, le signore invitano a casa i gentiluomini e li intrattengono con musica e dolci per devozione; in breve, se non fosse per la devozione degli abitanti,  Napoli avrebbe ben poco di cui vantarsi oltre l’aria e la posizione”.

 Comunque sia, questa peculiare devozione ha prodotto un’arte cosidetta minore, ma non per questo meno importante per il suo carattere storico e antropologico. Queste “cappellucce” rivestono, pertanto, una tale importanza che il loro abbandono non può rimanere  alla fase di una semplice denuncia, anche se necessaria e significativa come approccio al problema, ma meritano di essere salvate al più presto possibile, considerando il degrado, spesso irriversibile, a cui sono oramai  sottoposte.

 Questo patrimonio è estremamente vulnerabile per diverse ragioni. Primo, perché non tutelate come bene culturale; secondo, perché danneggiate da saccheggi sistematici; infine perché i necessari restauri vengono effettuati in modo maldestro. Furti e danneggiamenti li abbiamo verificati un po’ dappertutto e in special modo su quelle edicole più antiche che custodiscono icone particolarmente venerate. In queste edicole vengono sottratti i quadri, colonne e lastre di marmo, statue, decorazioni, candelabri, statuette delle anime purganti e ex voto d’argento (caso strano, questi caratteristici ex voto anatomici si ritrovano in vendita in molti negozi di rigattieri).

 La ricerca, con la relativa raccolta dati, era dunque la prima, importante, fase del problema. E’ seguita, quindi, anche la fase di denuncia ai giornali cittadini e alle istituzioni competenti, quale ministero e comune. Anzi, la minoranza comunale, facendo proprie le denunce e le proposte da noi sollevate, ha avanzato subito dopo una interrogazione, sollecitando un “censimento e restauro contro corrosione e vandali”. Ma, come dicevamo, accontentarsi e sentirsi appagati di questi risultati ci sembra inutile e in certo qual modo anche frustrante. Occorre quindi andare avanti nella ricerca della soluzione del problema. E, spesso, la soluzione è talmente semplice da sembrare ovvia o impossibile. O meglio, si potrebbe  quasi dire che la soluzione non viene colta proprio perché (è un atrroce dubbio che ci perseguita) altrimenti le emergenze non potrebbero essere più lamentate,  deprecate e oggetto di promesse, specialmente nelle scadenze elettorali.

 Non ci siamo, dunque, esauriti ad aspettare  la soluzione da altri, ma siamo partiti “dal basso”, constatando che ancora oggi i devoti fondano edicole o promuovono restauri per “grazia ricevuta” o in ricordo di cari defunti. Bastava quindi ricercare questi committenti nel quartiere stesso,  che fossero interessati a sponsorizzare il ricupero di una antica edicola abbandonata, e, nel contempo chiedere il patrocinio della circoscrizione che, sebbene sprovvista di deleghe e quindi “squattrinata”, è, o dovrebbe essere, più attenta ai problemi del territorio.

  Questo approccio al problema era semplice e giusto e la soluzione si è dunque avvicinata, anche se dopo molti mal di pancia procurati dal rapporto con la ciscoscrizione e la soprintendenza.

 E da dove si doveva partire se non dall’edicola di vicolo Limoncello? Ottenuti il patrocinio e i permessi necessari e tovato lo sponsor, abbiamo avviato il restauro dell’affresco che ha restituito, sotto gli strati di sporco e di un cattivo restauro precedente (del 1823), una  Madonna in trono con S.Nicola di Bari e S.Antonio di Padova del 1749. Anche in “quei cupi budelli”, che sono ancor oggi i vicoli della Napoli antica, si nascondono dunque opere di un certo valore artistico e storico. Questo affresco fu voluto certamente dal proprietario del palazzo signorile che dava sul decumano superiore, oggi via Anticaglia, per devozione ma anche per illuminare con le lampade votive il vicolo Limoncello di notte. Idea che fu ripresa alla grande dal famoso frate domenicano Padre Rocco nel 1770, che pose con il cosenso del re Ferdinando più di mille immmagini della Madonna e di crocifissi nei punti a rischio di aggressioni dei quartieri di Napoli.

 Il restauro dell’edicola sacra nel suo complesso è stato, dunque, promosso e seguito dall’associazione Vas con il patrocinio della circoscrizione S.Lorenzo-Vicaria. Le spese dell’intervento sono state sostenute dai figli dei signori Raffaele e Silvia Abbate, che hanno voluto ricordare in tal modo i propri  genitori defunti.

 Per l’inaugurazione, avvenuta il 15 giugno, tutto il vicolo si è movimentato. Umberto, famoso devoto a tutte le madonne, e che conserva nel suo laboratorio di presepi l’immagine della Madonna dell’Arco accanto a quella di Che Guevara, ha pulito ed addobbato il vicolo con i fiori portati dai devoti, e la signora del balcone ha comprato il lumino da attaccare al suo contatore. Il giorno dell’inaugurazione sono venuti il prete a benedire e il presidente della circoscrizione a fare il suo comizietto su l’importanza della cultura per riscattare il quartiere dal degrado.

 Adesso ci aspettiamo che si facciano avanti nuovi sponsor, attratti anche dalla legge sul mecenatismo che consente di dedurre dalle tasse le spese di operazioni culturali, per estendere il ricupero alle altre edicole abbandonate, che abbiamo censito nella nostra ricerca.

 

 

 

 

 




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